Le opere dell’artista indagano i processi di spazio, tempo e movimento che si generano davanti, dietro e intorno al piano fisico dell’immagine, così come quelli che nascono nella coscienza dello spettatore. Esplora il sistema in continua trasformazione che si crea tra questi due poli: impronte che si espandono nello spazio, sequenze di momenti e punti di vista che lo spettatore ricompone in un’esperienza personale di tempo e movimento attraverso il proprio spostamento fisico o mentale. Nelle sue opere convivono simultaneamente l’insieme come totalità e il momento isolato come punto di vista o parte — densificazione e dilatazione.
Secondo l’artista, il punto di vista umano può essere sempre e soltanto un punto nello spazio e nel tempo, e la sua variazione costituisce il movimento. Dalla prospettiva della parte, del momento, è l’osservatore stesso a generare spazio e tempo. Le opere che emergono dal movimento e dal cambiamento di prospettiva del fruitore — che così assume un ruolo creativo — contengono in sé questa essenza e si configurano come riflessioni sui problemi dello spazio e del tempo. Il movimento diventa il mezzo attraverso cui percepiamo lo scorrere temporale e l’articolarsi dello spazio. Le ripetizioni nello spazio si trasformano in transizioni e dinamiche grazie al movimento dello spettatore.
L’artista è da sempre affascinata dalle situazioni di confine, dalle ambiguità e dai momenti decisionali, in qualunque ambito della vita. Nella sua pratica, questa tensione si manifesta sia nell’indagine delle contraddizioni spaziali del piano bidimensionale, sia nell’esplorazione delle soglie tra media o dimensioni diverse. In queste condizioni plurivoche, nell’irriducibilità degli opposti, percepisce un mistero: è lungo queste sottili linee di confine che avvengono i cambi di dimensione più rivelatori della natura dello spazio e del tempo. È in tale tensione che nasce il movimento e prende vita il mondo. I suoi lavori nei diversi ambiti delle arti visive — pittura, film, scultura, fotografia — si costruiscono l’uno sull’altro, integrando le esperienze maturate nei vari linguaggi. L’esplorazione di uno stesso problema visivo attraverso sistemi differenti spesso illumina la natura dei sistemi stessi e le relazioni che li uniscono.
L’artista torna costantemente alla questione fondamentale legata all’immagine: che cos’è realmente un foglio di carta o un pezzo di tela? Ancora oggi si stupisce della loro fisicità sottile ma tangibile, della dualità delle superfici, della presenza misteriosa della macchia o della forma sulla loro superficie. Come docente osserva quotidianamente quanto gli studenti diano per scontato questo oggetto, eppure lo considera un gioco inesauribile — forse l’oggetto più sorprendente proprio perché lo percepiamo come ovvio.
La contraddizione tra bidimensionalità e tridimensionalità è presente nel piano dell’immagine stesso: in una direzione tende verso il nulla, in un’altra verso l’infinito. Nessun piano può raggiungere questi estremi nel nostro mondo. Ogni gesto di creazione visiva rappresenta un tentativo di risolvere tale contraddizione: una ricerca dell’UNITÀ. Per l’artista è il movimento a tentare di sciogliere questa tensione, questo paradosso, e a dare vita al mondo visibile.