Anno: 2026
Tecnica: TouchDesigner
Bioluminesce nasce dall’osservazione della bioluminescenza come forma di comunicazione. In natura la luce non è semplicemente un elemento visivo: attraverso reazioni chimiche come quella tra luciferina e luciferasi, differenti organismi producono lampi, pulsazioni e bagliori che assumono funzioni specifiche. Ogni specie sviluppa così un proprio linguaggio luminoso, capace di segnalare una presenza, attrarre, difendere o stabilire una relazione con l’ambiente.
L’opera di Marta Zorzan prende questo fenomeno naturale come punto di partenza e lo mette in relazione con le forme, meno visibili, attraverso cui gli esseri umani comunicano la propria presenza. La luce dello sguardo, di un gesto o di uno stato interiore diventa metafora delle energie che continuamente trasmettiamo e riceviamo, spesso senza essere pienamente consapevoli del loro effetto sugli altri.
Un riferimento centrale è il fenomeno del Milky Sea, nel quale enormi concentrazioni di organismi bioluminescenti producono una luminosità diffusa e persistente sulla superficie dell’oceano. La moltitudine dei singoli punti luminosi perde i propri confini e diventa un’unica distesa di luce bianco-latte. Bioluminesce trasferisce questa immagine nella dimensione collettiva: le singole presenze rimangono riconoscibili attraverso le loro azioni, ma contribuiscono contemporaneamente alla trasformazione di un ambiente condiviso.
Lo spazio immersivo diventa così un grande mare metaforico sensibile alla presenza del pubblico. Attraverso un sistema di sensori, i movimenti degli spettatori modificano in tempo reale onde, forme e colori. Blu e violetti profondi evocano plancton, abissi e organismi marini; verdi, gialli, arancioni e bagliori bianco-latte richiamano differenti manifestazioni della bioluminescenza terrestre e acquatica. All’aumentare delle presenze, le trasformazioni diventano più evidenti; quando il pubblico diminuisce, il sistema ritorna gradualmente verso uno stato di quiete.
Anche il paesaggio sonoro reagisce alla presenza e al movimento. Ambienti acquatici costruiti attraverso bassi filtrati, riverberi e pulsazioni lente si alternano a paesaggi terrestri fatti di fruscii, ronzii e impulsi irregolari. Immagine e suono appartengono quindi allo stesso sistema reattivo e ogni configurazione dipende dalle persone che attraversano lo spazio.
Bioluminesce trasforma così un fenomeno biologico in un’esperienza collettiva. Come nel Milky Sea milioni di organismi producono insieme una superficie luminosa, nell’installazione ogni presenza modifica un ambiente che appartiene contemporaneamente a tutti. Interagire significa lasciare una traccia, ma anche entrare in relazione con le tracce degli altri: ascoltare il proprio linguaggio, riconoscere quello altrui e diventare parte, temporaneamente, dello stesso organismo luminoso.