Joshua Davis è un artista, designer e programmatore statunitense, le cui sperimentazioni pionieristiche con il codice e i sistemi generativi hanno avuto un'influenza significativa sullo sviluppo dell'arte digitale, del graphic design e della cultura del web.
Formatosi inizialmente come illustratore e pittore, Davis inizia a esplorare l'HTML mentre studia al Pratt Institute di New York nel 1995. Si avvicina presto a Macromedia Flash e ai suoi primi linguaggi di scripting, arrivando successivamente a utilizzare ActionScript non semplicemente per animare composizioni prestabilite, ma per costruire sistemi capaci di generare risultati visivi attraverso il codice.
Al centro della sua pratica si trova l'utilizzo della casualità controllata. Davis sviluppa insiemi di regole all'interno dei quali colori, forme, immagini ed elementi grafici possono combinarsi e riorganizzarsi, permettendo a composizioni imprevedibili di emergere da una struttura definita dall'artista. Questo approccio sposta l'atto creativo dalla progettazione di una singola immagine alla progettazione del sistema attraverso il quale possono essere prodotte potenzialmente innumerevoli immagini.
Tra il 1998 e il 2001 Davis lavora con Kioken, influente società di produzione web newyorkese, durante una fase di intensa sperimentazione intorno a Flash e alla nascente cultura visiva del web. Il suo lavoro diventa strettamente associato all'estetica di Internet dell'epoca Y2K, distinguendosi attraverso una ricerca sempre più sistematica sulla computazione, la casualità e il design generativo.
Nel 2002 fonda insieme allo sviluppatore Branden Hall The Department of Notation Studios, ampliando la propria sperimentazione tra programmazione e comunicazione visiva. Negli anni successivi presenta il proprio lavoro e la propria ricerca a livello internazionale attraverso mostre, conferenze e workshop in contesti tra cui SIGGRAPH, Flash Forward, OFFF, BD4D e numerosi eventi dedicati al design e alla cultura digitale.
In oltre due decenni di attività, Davis continua a indagare il rapporto tra codice, composizione e imprevedibilità, lavorando attraverso sistemi generativi, graphic design, tipografia, immagine e processi computazionali. La sua influenza attraversa la cultura sperimentale del web tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, arrivando fino alle pratiche contemporanee dell'arte generativa e algoritmica.
Anziché utilizzare il computer semplicemente come strumento per realizzare un'immagine già concepita dall'artista, Davis considera il codice come una componente attiva del processo creativo: una struttura all'interno della quale regole, casualità e computazione contribuiscono continuamente a determinare la forma finale dell'opera.