Corpo Offline è una performance audiovisiva che indaga la condizione del Corpo nell’attualità tecnologica, dove la connessione continua non produce una maggiore presenza, ma una crescente disarticolazione tra percezione, azione e memoria.
In un ambiente reattivo, costruito per rispondere al gesto, il Corpo appare inizialmente come centro di controllo: ogni movimento genera suono e immagine, ogni azione trova una corrispondenza. Tuttavia, questa relazione si incrina progressivamente. Il sistema introduce ritardi, ripetizioni, disallineamenti. Il gesto perde la sua immediatezza, la risposta si sposta nel tempo, la memoria si frammenta. Ciò che era sincrono diventa instabile.
La performance si colloca in uno spazio di tensione tra Corpo e Tecnologia, dove il Corpo non è più esterno al sistema ma nemmeno pienamente integrato: diventa interfaccia fallibile, attraversata da errori, latenze e sovrascritture. In questo contesto, la disfunzione non è un incidente, ma una condizione operativa che rende visibile una trasformazione più ampia: la crisi della linearità del pensiero, della continuità percettiva e della relazione tra causa ed effetto.
Attraverso un processo di progressiva degenerazione, evocato anche in analogia con dinamiche patologiche, la performance mette in scena un Corpo che non riesce più a orientarsi nel proprio ambiente. In questo slittamento, il Corpo si rivela come ostacolo irriducibile: introduce attrito, lentezza, imprevedibilità in un sistema che presuppone continuità e ottimizzazione. È proprio in questa difficoltà — nell’incapacità di adattarsi perfettamente — che diventa dispositivo critico, capace di esporre le contraddizioni dell’ambiente tecnologico contemporaneo.
Il Corpo perde centralità, diventa traccia, archivio, residuo. Non scompare, ma non coincide più con ciò che accade.
Corpo Offline non rappresenta una perdita, ma una soglia: uno stato in cui essere presenti non significa più essere sincronizzati. Un Corpo connesso a tutto, ma incapace di accedere pienamente a sé stesso.