Anno: 2026
Tecnica: TouchDesigner, After Effects, Photogrammetry, Machine Imagination
Hypnagogia esplora la soglia tra veglia e sonno, quel momento fugace in cui la mente smette progressivamente di obbedire alla logica del pensiero cosciente, senza essere ancora entrata nella dimensione compiuta del sogno. È un territorio instabile nel quale la percezione inizia a frammentarsi e le immagini emergono senza seguire le regole ordinarie della realtà.
Le forme respirano, i colori sembrano avere un suono e la materia rimane sospesa tra corpo, pianta e abisso marino, senza mai stabilire definitivamente ciò che sta per diventare. Le forme appaiono, si trasformano e si dissolvono prima di acquisire un’identità stabile, creando un ambiente visivo in continua evoluzione nel quale i confini rimangono volutamente incerti.
L’opera prende come punto di partenza lo stato ipnagogico, una condizione nella quale frammenti, sensazioni, colori e forme possono emergere indipendentemente da una narrazione coerente. Anziché ricostruire un sogno o un ricordo specifico, Hypnagogia evoca un’esperienza al tempo stesso intima e universale: uno stato di transizione generato dalla mente e sperimentato, in forme differenti, da ciascuno di noi.
All’interno dell’ambiente immersivo, questo paesaggio mentale instabile supera i confini della percezione individuale e diventa spazio. Le immagini non occupano più una cornice definita, ma si estendono nell’architettura circostante, avvolgendo lo spettatore e trasformando la relazione tra corpo, immagine e spazio.
Hypnagogia traduce così il momento che precede il sonno in un ambiente attraversabile. Lo spettatore non osserva semplicemente dall’esterno una sequenza di immagini oniriche, ma entra in una dimensione visiva fluida, nella quale le forme rimangono sospese tra riconoscibilità e astrazione, realtà e immaginazione, veglia e sogno.
Music & sound design: Vincenzo Pizzi