Una persona che non è un personaggio, ma l’Uomo comune, uno e tutti. E le sue sinapsi, impulsi elettrici semplici, elementari. Entrambi sottoposti alla pressione costante, crescente, ossessiva di una realtà che impone ritmi frenetici e quantità di dati, informazioni ed input troppo grande per essere elaborata, sentita o anche solo pensata nella sua interezza.
Log Out è una performance video-sonora nata dall'incontro tra l'associazione culturale The Factory e il sound artist Giovanni Magaglio e prodotta dal Centro di Ricerca e Didattica musicale Tempo Reale.
La performance esce dai binari consueti del linguaggio audiovisivo, mescolando stili, schemi, tecniche e tecnologie innovative e sperimentali che spaziano dalla videoarte all’arte plastica, dall’elaborazione del suono alla tecnologia industriale.
La performance nasce da una sperimentazione congiunta in campo visivo, sonoro e materico: si tratta di un video mapping su 4 volti in gesso sintetico realizzati a partire da un modello 3D ottenuto con fotogrammetria digitale automatica e con stampa 3D attraverso sinterizzazione laser selettiva (SLS)
La ricerca sonora si basa sull'indagine della vasta gamma di suoni che sono generati dalla voce umana. Il compositore/sound artist indaga, esplora e trasforma la varietà degli elementi timbrici fondamentali della voce. Attraverso l’elaborazione elettronica, l’uso di tecniche di sintesi e di tecniche di rarefazione, accumulazione e sviluppo (tecniche che sono tipiche del linguaggio) degli elementi fonetici si potrà così tracciare uno schema formale che porta ad avere un unione fra linguaggio parlato (sense/no-sense) e musica. Si riflette dunque anche sul rapporto tra parola e suono, mantenendo, comunque, una sottile distinzione tra esse: ne deriva non solo un lavoro musicale ma un lavoro sonoro/musicale.
La presenza dell’attore in scena racchiude in sé l’antitesi stessa dei concetti espressi dalla videoproiezione e dalla ricerca sonora: una presenza mai totalmente illuminata, una forma umana con contorni indefiniti, senza voce. Proprio nella sua forma di essere umano generico, l’attore rappresenta l’annullamento di sé, risolvendosi in un uomo senza volto e senza voce, simbolo del nostro annichilimento di fronte al predominio dell’immagine, dell’apparenza e del rumore.
Il senso è quello di esplorare il rapporto tra le componenti più semplici del pensiero umano e l’enorme complessità della società contemporanea con le sue imposizioni, le sue influenze e la sua costante, vana ricerca di equilibrio.