Una perfomance audio/visiva che racconta del processo di trasformazione del linguaggio che si sposta dal piano della parola a quello del suono e dell'immagine lavorando sulle modalità percettive degli elementi stessi. Un reading visionario che restituisce il suono alla parola, laddove il suono ha una dimensione surreale e generativa. Un suono che all'interno della parola stessa scava, ne azzera il codice del senso, ne sposta i riferimenti percettivi per renderla a se stessa. Una voce narrante visualizza una serie di eventi che accadono a un personaggio [al suo corpo, ed ad altri corpi umani e, progressivamente, disumani] alternandosi a reading dal vivo di testi poetici che, nella progressiva disarticolazione del verso, restituiscono alla parola il proprio corpo sonoro e rendono il linguaggio una macchina visionaria. Il prodromo del Google poem indica una direzione possibile e in controcorrente alla tendenza al consumo delle parole - sempre più vuote anche di sonorità evocative, sempre più rumorose, nel loro eccesso di ansia comunicativa -, intravedendo per il sistema del linguaggio la possibilità di attivarsi come ecosistema in cui la parola diviene luogo imprevedibile e ibrido oggetto comunicativo.