Dopo il debutto alla Biennale Manifesta di Barcellona e al World Economic Forum di Davos, Togetherness sarà presentato a Seul in occasione di ISEA – 26° Simposio Internazionale di Arte Elettronica.
Quando arte, scienza e intelligenza artificiale si incontrano per trasformare il fenomeno dell’hate speech in consapevolezza e armonia.
Da oltre trent’anni, Filippo Gregoretti dà forma a un universo artistico in cui musica, arti visive, algoritmi e tecnologie si intrecciano in un dialogo profondo e visionario. La sua continua esplorazione si è spinta nelle possibilità espressive offerte dalla tecnologia, trasformando codici e dati in strumenti di pura creatività. Parallelamente, i ricercatori del Sony CSL di Roma hanno condotto ricerche pionieristiche sull’infosfera e sulla creatività aumentata, esplorando come l’intelligenza artificiale possa amplificare l’ingegno umano, potenziandone le capacità di comprensione e innovazione.
Dall’incontro tra queste due forze nasce Togetherness, un progetto che ridefinisce il modo in cui percepiamo e affrontiamo il fenomeno dell’hate speech online. Togetherness non è soltanto un’opera d’arte, né un semplice esperimento scientifico: è un’esperienza multisensoriale che impiega strumenti avanzati di analisi linguistica, elaborazione sonora e rappresentazione visiva per tradurre la potenza delle parole in un flusso di percezioni nuove, armoniche e immersive. L’hate speech, che spesso si insinua in modo subdolo nelle pieghe del linguaggio digitale, viene qui sublimato e rielaborato in una forma tangibile, aprendo la strada a una maggiore consapevolezza e a nuove modalità di dialogo che rendono percepibile la risonanza emotiva dei nostri contributi. Il processo di trasposizione spaziale e temporale, dal concetto all’espressione artistica, si ispira alle teorie comportamentali sul pensiero lento e veloce del premio Nobel per l’economia e psicologo cognitivo Daniel Kahneman.
Lontano dall’essere un’astrazione, Togetherness ridefinisce il nostro modo di interagire con il linguaggio, trasformandolo da potenziale elemento di divisione a strumento di consapevolezza e connessione. In questo incontro tra arte e scienza, Gregoretti dimostra che la tecnologia non è soltanto un mezzo di analisi, ma anche un potente veicolo di emozione, capace di tradurre il conflitto in un’esperienza di trasformazione collettiva.