TITOLO PROGETTO: “OLTRE IL CORPO” – Performance audiovisiva
interattiva con corpo, luce e particelle
OLTRE IL CORPO è un atto poetico e politico. Una celebrazione della carne, che attraverso
l’esperienza sensoriale chiama il pubblico a osservare l’invisibile: la vita che ci attraversa, ci precede,
ci resiste.
In scena vi è una performer, che rappresenta l’individuo come collettività. Un corpo che si muove
nello spazio, un corpo che vibra, pulsa, respira. Il suo respiro diventa visibile, il suo battito si accende,
la sua presenza si propaga nell’aria come particelle luminose. In OLTRE IL CORPO il visual grafico
si fonde con la danza, anche aerea, e la musica per esplorare quella dimensione sospesa tra visibile e
invisibile: ciò che ci anima, ci connette, ci rende umani. La verticalità della danza aerea amplifica la
sensazione di leggerezza e vulnerabilità, come se ogni gesto fosse un respiro che prende forma nello
spazio. La fusione tra respiro e movimento crea una scrittura corporea che non è solo estetica, ma
esistenziale: un atto di resistenza e di ascolto profondo, un richiamo alla presenza viva e brillante di
ciò che spesso sfugge allo sguardo. Un corpo che fluttua diventa così ponte tra forma e significato,
tra gesto e senso, tra l’umano e ciò che dell’umano abbiamo dimenticato.
La performance si basa sull’utilizzo di sensoristica in grado di trasformare in tempo reale i dati
biologici e di movimento della performer in nuvole di particelle digitali proiettate nello spazio
scenico. Ogni gesto, ogni sussulto, ogni tensione genera una vibrazione visiva: un corpo che si
espande, si frantuma, si illumina.
Il visual è realizzato tramite motori grafici generativi, come TouchDesigner, che attraverso l’utilizzo
di tecniche di body mapping, realizzate attraverso l’utilizzo di una Kinect, software Lidar, image
processing, e l’applicazione di diverse texture che cambiano principalmente in base alla musica e al
suo movimento. L’energia, il movimento interno del corpo diventano luce proiettata sulla superficie
retrostante la performer: sciami di punti, onde, scintille si compongono e scompongono in mille
giochi di luce. Il corpo non è più solo un soggetto ma un generatore visivo, un paesaggio vivente che
racconta la sua storia interiore. L’impianto sonoro accompagna e amplifica l’esperienza, la musica
esterna si fonde con quella interna: il battito del cuore può diventare una cassa, il respiro una texture,
l’impulso elettrico un riverbero. Il corpo è insieme coreografia e strumento musicale. L’intento non è
spettacolarizzare la tecnologia ma usarla per veicolare una ricerca: cosa significa, oggi, essere umani?
In un’epoca in cui siamo costantemente tracciati, misurati, quantificati, vogliamo ribaltare il
paradigma. Non un corpo sotto sorveglianza, ma un corpo che risplende della sua vulnerabilità, della
sua presenza fragile e potente.
In un momento storico in cui l’umanità sembra disumanizzarsi, si rende necessario cambiare
prospettiva, tornare a quella biologia molecolare di cui siamo fatti, entrare nella dimensione
dell’infinitamente piccolo per afferrare l’infinitamente grande, quell’essenza miracolosa della vita,
quel mistero insondabile, quella scintilla che ci anima e ci rende esseri coscienti in un mondo sempre
meno cosciente dei propri orrori. Ecco allora il corpo che rincorre la propria forma umana, in un
perdersi per doversi ritrovare, in una danza quasi cellulare, alla ricerca di nuove connessioni in un
tempo iperconnesso che ci vede troppo spesso scollegati da noi stessi e quindi dagli altri. Ecco allora
il bisogno di fermarsi, rallentare per potersi percepire, per potersi vedere veramente senza l’uso della
mente, solo e soltanto attraverso il corpo, fino alle cellule di cui è composto, per riscoprirne il
miracolo, l’armonia, la bellezza, come a voler riplasmare e sanare i corto circuiti della realtà per
riconnetterci a noi stessi, con un nuovo modo di sentire e di vedere, trasformati.